ISCRIVITI ALL' A.N.P.I.

Socrate Mattoli

Socrate Mattoli non aveva ancora 20 anni quando risalì insieme a tanti giovani di Foligno le colline e le montagne che separano l’Umbria dalle Marche e si convinse della necessità di ribellarsi dopo essersi reso conto dei gravi problemi sociali e politici che viveva l'Italia e che il fascismo stava tentando di nascondere agli italiani.

Nato a Foligno l’8 marzo 1923, Socrate Mattoli apparteneva a una delle famiglie più importanti della città di Bevagna, discendente di Agostino Mattoli, creatore della medicina omeopatica e politico amico di Giuseppe Mazzini.

Nell'ambiente in cui si viveva, l'etica fascista non aiutava certo a ragionare, ma imponeva dogmi con frasi fatte e retorica che soffocavano il libero pensiero; frasi dove non si parlava di libertà ma d’assoluta obbedienza agli ordini del partito e di una forza cieca messa al servizio di falsi ideali.

Fu dunque questo desiderio per una società democratica e più giusta, dove i diritti e i doveri sarebbero stati uguali per tutti, che spinse un gruppo essenzialmente di giovani operai, studenti e intellettuali a ribellarsi al nuovo governo tedesco-fascista, formatosi nel nord-Italia dopo l'armistizio dell'otto settembre e a rifugiarsi nelle montagne ed organizzare la lotta armata.

Erano all'inizio piccoli gruppi sparsi e senza contatti tra di loro male armati e male equipaggiati e con un modesto appoggio del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale ) formato da anti -fascisti che vivevano nella semi-clandestinita sopratutto nelle città.

Il gruppo con il quale Socrate militò si formò perciò subito dopo l'armistizio dell'otto settembre, si mantenne unito fino all'arrivo dell’'esercito alleato ed era formato essenzialmente da giovani di Foligno che lasciarono coraggiosamente le loro case: tra questi Franco Ciri il primo caduto del gruppo, Fausto Franceschini, Mauro Antonini, Piero Donati, Odoardo Marinelli, Franco Cucciarelli, Antonio Paradisi, Adelio Fiore, Alfio Lupidi, Asiago Ferretti.

Il gruppo fu coordinato in un primo tempo dal colonnello Salcito, che fu deportato e morì in prigionia in Germania e poi dal sotto/tenente Antero Cantarelli. Intorno a questo gruppo essenzialmente laico si unirono "i San Carlini", giovani che si riunivano al San Carlo e il gruppo del Subasio sotto il comando dei fratelli Formica.

Queste furono le principali formazioni partigiane che si unirono poi alla Brigata Garibaldi e insieme a questa parteciparono a varie azioni di guerra.

I familiari di Socrate ricordando con affettuoso rimpianto i compagni-fratelli partigiani della Brigata; Franco Ciri prima vittima della guerra fratricida, Mauro Antonini intelligente e colto, Fausto Franceschini positivo e concreto, Piero Donati e Odoardo Marinelli amici a tutta prova e tutti gli altri componenti del nucleo centrale della IV Garibaldi.

Il periodo partigiano segnò il giovane Socrate per tutto il resto della sua vita.

Dopo la Liberazione dell’Italia Socrate Mattoli si è laureato a Roma in ingegneria elettrica lavorando da subito presso le Ferrovie dello Stato-O.g.r di Foligno.

Sposato nell’ ottobre del 1948 con Nicoletta Arcamone, sorella del partigiano Massimo Arcamone, presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria negli anni ’70, è emigrato nell’America del Sud nel 1953 dove ha fondato insieme ad altri tecnici la Sade e legato il suo nome alla monumentale opera di elettrificazione dell’Argentina e del Brasile, grandi paesi in via di sviluppo. In particolare va ricordata la realizzazione della diga di Iguazù, tra le più grandi del mondo, al confine tra Brasile, Paraguay e Argentina, che fornisce buona parte dell'elettricità dei tre paesi latino-americani.

Ma Socrate non è propriamente un imprenditore, piuttosto un tecnico di grandi qualità e totalmente atipico nel panorama dei manager di quegli anni e anche di quelli a venire: la sua è la cultura della sobrietà e della semplicità, la finalizzazione della sua attività è l'opera in sé ed i suoi positivi effetti, mai il profitto.

Insieme al suo lavoro è un instancabile operatore sociale. Si occupa di tutto ciò che riguarda la comunità emigrata a San Paolo e non solo. E' uno dei fondatori del Circolo Italiano. Del Circolo degli umbri in Brasile. Presidente del Patronato INCA. Assieme alla moglie Nicoletta è il realizzatore di quel gioiello educativo e di integrazione culturale che è la scuola italo-brasiliana intitolata ad Eugenio Montale.

Una scuola realizzata fin dalle fondamenta, in senso letterale, perché è Socrate a progettarla e a trovare i fondi per la sua costruzione fisica a Morumbì, con l'unico sostegno dall'Italia proveniente dalla Regione Umbria. Chi l’ha visitata ha avuto la sensazione di trovarsi in un luogo in cui la forma e la dislocazione degli edifici danno già l'idea del progetto pedagogico: modernissimo ed avanzato, nel tenere insieme positivamente, i bambini dell'asilo, fino ai ragazzi del liceo, una biblioteca ed una mensa dalle cui vetrate si può osservare lo scorrere libero e insieme metodico della giornata educativa tra i colori dei murales realizzati dai bambini della scuola elementare che riepilogano l'essenza e la storia del continente latino-americano fino all'arrivo degli emigrati italiani nelle piantagioni di caffè: la valorizzazione della cultura indigena insieme a quella dei lavoratori europei.

L'energia impressionante di Socrate che lo ha accompagnato fino agli ultimi anni, gli ha successivamente consentito di espandere per tutto lo Stato di San Paolo e per l'intera circoscrizione consolare, passando per il Mato Grosso fino alle propaggini meridionali dell'Amazzonia, nello Stato dell'Acre, l'attività di promozione della lingua italiana tra quelle comunità, attraverso la direzione della Fecibesp, una confederazione di oltre 60 associazioni culturali dedicate alla lingua e alla cultura.

Assieme alla FILEF inaugura tra la fine tra gli anni '90 fino al 2004 l'esperienza di corsi di formazione professionale fortemente innovativi che mirano a valorizzare le competenze interculturali dei giovani italo-brasiliani in diversi settori: in circa 10 anni vengono formate sotto la sua supervisione e quella di Francesco Berrettini, centinaia di persone nel settore del commercio estero e delle nuove tecnologie informatiche.

Un progetto ancor unico nel suo genere è quello che consente ad un centinaio di docenti italo-brasiliani nelle scuole dello Stato di San Paolo, di usufruire di un aggiornamento annuale nella didattica della lingua italiana.

Nella loro piccola fattoria nel Paranà, Socrate e Nicoletta realizzano un modello di gestione produttiva della terra che sarebbe utile conoscere da vicino e diffondere: la coltivazione del caffè è biologica; la terra è gestita nell'ottica della autosufficienza alimentare ed energetica delle famiglie che la lavorano.

Vengono recuperate la cultura di produzione contadina che i decenni di monocultura estensiva avevano distrutto nella popolazione dell'interno.

Gran parte del suo impegno fu poi rivolto alle attività di
sostegno e allo sviluppo dei ceti più poveri del suo paese di adozione.

Socrate Mattoli era un uomo illuminato, posseduto da una grande e intensa carica ideale, profondamente partigiano e francescano nello spirito. Un partigiano, che non perdeva mai l’occasione di ricordare le lunghe giornate di resistenza sugli Appennini, lottando contro il nazifascismo nella speranza di partecipare in prima persona alla costruzione della democrazia. “Partigiano sempre”, ripeteva, “in prima persona”.

A Socrate Mattoli, nel 2008, è stata concessa l’onorificienza di “Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana”, concessa dalla Presidenza della Repubblica Italiana e dal Governo Italiano per “ i grandi meriti di diffusione della nostra cultura e della nostra lingua nel mondo”.

Socrate Mattoli è morto a San Paolo del Brasile il 9 luglio 2009. La sua scomparsa ha destato commozione e cordoglio a Bevagna e Foligno, nella comunità Italiana in Brasile, nell’Associazione degli Umbri nel Mondo e nelle Istituzioni regionali e provinciali.

“Esprimo alla famiglia e alla comunità umbra in Brasile, il cordoglio, la vicinanza e la solidarietà del Consiglio regionale per la morte di Socrate Mattoli, eminente figura della comunità italo-brasiliana che si è reso interprete e testimone dei valori più alti dell’emigrazione umbra in terre lontane”. Con queste parole il presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Fabrizio Bracco, ha ricordato la figura di Socrate Mattoli, presidente onorario della Filef (Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie) spentosi a San Paolo del Brasile. “La sua vita – ha detto Bracco – ha rappresentato un luminoso esempio di genialità imprenditoriale e di profondo impegno sociale a favore, sia degli emigrati che del popolo ospitante. Originario di Bevagna, dopo aver partecipato alla guerra di Liberazione sulle montagne del Folignate, si laureò in ingegneria ed emigrò nell’America del Sud, dove fondò insieme ad altri la Sade, una delle più grandi compagnie del continente sudamericano che realizzò l’elettrificazione del Brasile. Insieme all’attività imprenditoriale – prosegue Bracco – portò avanti un intenso impegno sociale. Fu fondatore e presidente della prima associazione di umbri a San Paolo, promuovendo i primi viaggi di giovani e anziani emigrati nella loro terra d’origine. Realizzò, insieme alla moglie Nicoletta, la scuola italo-brasiliana ‘Eugenio Montale’ un gioiello educativo di integrazione culturale. Ma parte del suo impegno fu anche rivolto alle attività di sostegno allo sviluppo dei ceti più poveri del suo paese di adozione”.

Ai famigliari il Presidente Bracco ha rivolto parole affettuose e profonde che hanno ricordato la statura morale dell’uomo, la sua grande attività e vitalità.

"A nome del Consiglio regionale rendo omaggio al vostro illustre congiunto, un figlio della nostra Umbria che pur vivendo lontano dalla sua terra ha saputo testimoniarne, a livelli altissimi, i nostri valori più autentici e profondi". Con queste parole il presidente Fabrizio Bracco ha salutato i familiari di Socrate Mattoli, la vedova, Nicoletta Arcamone e i figli Maria Laura, Paola e Marco per esprimere loro "la gratitudine dell'Assemblea legislativa regionale nei confronti di un uomo che - ha detto il presidente - con la sua vita professionale e con la testimonianza di personale impegno sociale, a favore degli umbri emigrati e dei ceti più poveri del paese ospitante, ha reso onore all'Umbria e alla comunità dei nostri corregionali emigrati".

La televisione del Consiglio Regionale dell’Umbria lo ha ricordato in un bellissimo servizio ritracciabile nel web:

http://www.youtube.com/watch?v=icUGtJU6uMw

Per sua espressa volontà le sua ceneri in parte sono state sparse sui monti dove combattè coni partigiani ed in parte sono depositate a Bevagna, la città dei suoi avi da lui tanto amata.

 

 

FRAMMENTI DI STORIA

PRENOTA QUI

CERRETO PIANO

CASTELBUONO

BEVAGNA '43 - '44

MUSEO RESISTENZA

Realizzato con SitoInternetGratis :: Fai una donazione :: Amministrazione :: Responsabilità e segnalazione violazioni :: Pubblicità :: Privacy