ISCRIVITI ALL' A.N.P.I.

Cesare Manini

Cesare Manini (Bevagna 1912-1956) laureato in medicina, fu chiamato sotto le armi all 'inizio della seconda guerra mondiale con il grado di tenente medico dell’Esercito. Di sentimenti antifascisti dopo il 25 luglio 1943 ruppe definitivamente ogni rapporto con il fascismo. Venne arrestato e condotto nella caserma dei carabinieri di Foligno, dove un tenente dopo averlo esortato alla prudenza lo rilasciò. Alcuni giorni dopo un ufficiale e tre soldati tedeschi si recarono nella sua casa di Bevagna per arrestarlo con I’accusa di aver sabotato l’esercito germanico. Manini si giustificò e l’officiale probabilmente tiepido nei confronti del nazismo, si limitò ad ammonirlo. Egli rimase allora nella casa paterna, esercitando la professione medica e curandosi dei postumi di una ferita di guerra. Il 18 novembre 1943 fu però costretto a filare da Bevagna perché ricercato dai fascisti, per rifugiarsi a San Severino Marche dove viveva la sorella Maria sposata a Dante Marchetti.

Cesare Manini si uni al Battaglione "Mario” che era guidato da Mario Depangher e che operava nella zona del monte S. Vicino. In questa formazione partigiana Manini svolse il compito di ufficiale medico curando i numerosi malati e feriti fra i patrioti componenti il Battaglione, che dall'ottobre 1943 al 1 luglio 1944 fu impegnato in numerosi scontri con le forze nazifasciste, pagando un alto contributo di vite umane.

Il tenente medico Cesare Manini, nei lunghi mesi trascorsi in montagna, amava riempire le pagine del suo "Diario" con annotazioni, ricordi, considerazioni sulla vita dei partigiani e sul tragico momento storico attraversato dal nostro Paese. Riportiamo alcune di queste pagine che consideriamo particolarmente indicative.

A volte nelle giornate più lunghe e tediose, quando si ha poco da fare e il tempo ce lo impedisce, un sentimento triste di nostalgia e di ricordi ci assale e, con gli occhi fissi sul solaio della mia cameretta ove per la ennesima volta conto i soli sei travicelli che la sostengono, ritorno agli anni felici di lavoro e di affetti. Non è un rimpianto per gli antichi agi e gli spassosi ozii di un tempo; no.

Forse perché mai abbiamo amato il dolce far nulla e le comuni fugaci gioie della vita oggi noi non abbiamo rimpianti per queste, mentre invece spesso è la nostalgia della professione e della casa che ci coglie. Nella vecchia casa sono rimasti i più cari ricordi che a volte me la fanno desiderare fortemente; sono tanti ricordi che tornano alla mia mente, ricordi di infanzia e di gioventù trascorse tra il benessere inestimabile dell’amore dei genitori. E con tristezza ripenso al lavoro professionale che con amore svolgevo sempre ispirato a concetti di onestà, di amore per il prossimo e di dignità.

Ora questa gioia ci è tolta. Ma è preferibile vivere cosi piuttosto che rovinarsi l'animo ed il cuore a contatto della turpe vita che tanti altri conducono. Sarebbe facile il lavoro, specialmente il lavorare alla maniera fascista e più facile ancora sarebbe il guadagnare, oggi che la disonestà di tante persone sembra non avere più limiti e che il denaro stesso ha il significato ed il valore più irrisorio. Ma a noi piace invece oggi lavorare con carità cristiana, prestare la nostra opera indistintamente a chi ci è possibile e senza percepire denaro. Tra tante sofferenze e verso tante persone che oggi veramente soffrono colpiti nei loro affetti più cari e spesso costretti a grama vita piena di stenti e di privazioni non si può e non si dovrebbe agire diversamente. E poi quale premio migliore della sincera riconoscenza? Cosi nelle giornate di tedio l’animo nostro soffre di ricordi e di nostalgia. Ma non sempre è cosi, anzi più spesso nei nostri quotidiani sacrifici vediamo la ormai vicina meta, la meta di tutti noi patrioti che abbiamo preferito sacrificare noi e tutto di noi stessi per il trionfo della nostra causa, per la vittoria della buona Italia che presto la ricondurrà libera al lavoro e ad una più degna esistenza.

Giornate brutte in questi ultimi tempi: le milizie scelte tedesche, le famigerate S.S. coadiuvate dagli sbirri fascisti, battono le campagne rubando il rubabile, distruggendo case e beni, deportando fratelli delle classi più giovani per avviarli in Germania ove avranno la poco rosea alternativa di raggiungere i vari traballanti fronti ancora tenuti dalle truppe tedesche o di lavorare 12 ore al giorno con la bella consolazione di ricevere cinque giorni alla settimana una sola minestra vegetariana. Ed in questo lavoro di ruberie e di deportazioni il tedesco è aiutato dai soliti fascisti. Gente senza scrupoli e senza onore, persone di poco intelletto e di molta nefandezza. Vendono ed uccidono i loro fratelli per potere ancora poco tempo illudersi di gozzovigliare e di tiranneggiare. Hanno la certezza che a breve scadenza avrà termine la loro bieca attività e sono sicuri della prossima loro fine; sanno che ormai la guerra volge al suo giusto epilogo e che saranno inevitabilmente colpiti dall’odio del popolo, pur tuttavia ancora più di ieri si accaniscono contro gli inermi e disgraziati loro fratelli. Occorre soffrire in silenzio, occorre aver pazienza e sapere attendere. Ormai è questione di poco tempo ed il nostro martirio son certo gioverà grandemente alla vittoria, al ripristino di una vera e propria coscienza nazionale ed al convincimento di ognuno che anche la nostra vita, come la vita di tutti i nostri fratelli, sarà in avvenire sorretta e guidata da altri principi etici e morali atti a garantire un'esistenza libera e migliore.

Nella piena consapevolezza che la sua vita era quotidianamente in pericolo. Cesare Manini stilò il 20 dicembre 1943 un testamento in cui provvedeva a dare una destinazione alle sue proprietà, ma che si conclude con un «Testamento spirituale» di elevato valore morale.

Queste parole non tanto meditate quanto profondamente sentite sono rivolte ai miei più intimi parenti, agli amici di fede, ai giovani tutti: "Vivi per la libertà tua, della tua famiglia, della tua Patria. Come a difendere tè stesso nella comune lotta per la vita sei pronto a qualsiasi sacrifìcio, cosi per difendere la tua Patria e con essa la tua famiglia non guardare ai sacrifici, pensa sempre che anche la perdita della tua stessa vita può essere necessaria. Ama la tua famiglia ed ogni singolo componente di essa come tè stesso. Ogni sacrificio, ogni lavoro, ogni guadagno sia da tè compiuto per la tua famiglia. Nel lavoro quotidiano mira sempre a fare meglio e a ben meritare dai tuoi fratelli. Cosi facendo avrai anche il guadagno più alto oltre al morale che ti verrà elevato dalla coscienza di avere compiuto per intero e nel modo migliore il tuo lavoro. Ama il lavoro che è la fonte e la gioia della vita. Chi lavora ama la Libertà, la serenità e la pace della vita; ha minori vizi e maggiore comprensione verso i suoi simili. Tieni alto la dignità tua, della famiglia, della Patria. Sii modesto nella vita e affabile con i fratelli di condizione più umile della tua. La superbia e l'ambizione siano lontane dall’ animo tuo: cosi non commetterai azioni che infamano per tutta la vita e sarai invece di sprone e di esempio agli altri che più facilmente ti ameranno e ti seguiranno. Sii cristiano e nella religione come nell’integrità della tua coscienza trova rifugio nelle avversità della vita."


FRAMMENTI DI STORIA

PRENOTA QUI

CERRETO PIANO

CASTELBUONO

BEVAGNA '43 - '44

MUSEO RESISTENZA

Realizzato con SitoInternetGratis :: Fai una donazione :: Amministrazione :: Responsabilità e segnalazione violazioni :: Pubblicità :: Privacy